sabato 22 febbraio 2014
La Sacra Famiglia: Recensione
Canadese che guarda all'America poco distante come luogo di sogno e di ribrezzo, Coupland ambienta anche questo racconto in terra statunitense, con i personaggi che mettono spesso in luce la differenza con la terra degli aceri (e Vancouver). La Florida è dipinta a tinte brutalmente solari e il passaggio nella nostra Milano (dove viene posta una clinica della fertilità unica al mondo) la tratteggia come luogo desolatamente futuristico e tristemente novecentesco. Non risparmia niente e nessuno Coupland, neppure le splendide Bahamas, descritte come prigione dorata con tendenze moschicide.
Il libro è debole, inutile negarlo. Poco articolato e saltellante nella trama, poco ispirato nella costruzione dei personaggi, finanche banale nell'indicare malattie e difetti della famiglia protagonista: il padre è un perdente donnaiolo, le fidanzate sono psicotiche (appunto!), la madre è saggia con una vena di follia,la figlia perfetta ha un difetto fisico che non le impedisce di diventare astronauta, i fratelli occupano un infimo grado nella scala sociale americana, il miliardario pazzo che gioca con i geni umani.
Coupland ha fatto di più e di meglio.
domenica 13 ottobre 2013
Recensione: Stephen King, 22/11/’63
Soprannaturale condito ad horror e splatter per il Re, personaggi irreali conditi a ottimi dialoghi e splatter per il regista. Ma quello che conta, per entrambi, è la capacità di saper raccontare!
Questo voluminoso volume non fa differenza. Al di là della ricostruzione storica più accurata del solito, delle elucubrazioni spazio-temporal-filosofiche, dell'intreccio con il reale e della nostalgia dell'autore per i decenni della sua infanzia, quello che colpisce - ancora e sempre - dei romanzi di King è la sua capacità di scrittura.
Personaggi sempre a fuoco, vicende inutili ai fini della narrazione che appassionano come ne fossero invece il fulcro, dettagli e metafore sempre nuove a profusione. Forse è un po' ripetitivo sul fronte dei "suoni" che inserisce nei suoi racconti: è sempre tutto liquido (il sangue che scorre, un pugno che colpisce, una tosse persistente). Ma glielo si perdona.
Ma quello che più mi piace di SK, e di cui negli anni è andato aumentando l'utilizzo e la disinvoltura nel metterlo sulla pagina, è il cambio d'interlocutore. Mi spiego. Uno legge, legge e si fa coinvolgere nella vicenda: puoi essere coinvolto quanto vuoi, ma vedi sempre tutto dal di fuori. Invece ogni tanto lo scrittore si dimentica del patto con il lettore e si rivolge a te, sì, proprio tu che stai leggendo la pagina. Improvvisamente ti ci ritrovi dentro e quello che sembrava confinato negli anni 60 (come in questo caso), te lo ritrovi addosso.
Un esempio:
Prima di andare a letto, le applicavo con cura l'unguento sul viso ferito, e quando eravamo sotto le coperte... era bello. Accontentatevi di questo.Questi sono piccoli colpi di genio, per me, che valgono un punto in più durante la lettura.
sabato 27 luglio 2013
Recensione superficiale di JPOD, di Douglas Coupland
E invece ci riesce. Riesce a tenere in piedi un romanzo con un filo narrativo comprensibile (anche se inverosimile). Riesce a delineare dei personaggi non banali (anche se inverosimili). Riesce a contenere il suo libro in pagine di carta (anche se ne spreca 41 per 100.000 decimali del pi greco). Riesce a incuriosire vecchi geek tracciando un ritratto del loro mondo e delle loro fobie e passioni.
JPOD è una lettura piacevole ma faticosa: si passa da pagine narrative a lettere e email su temi "fuori tema"; si passa dal Canada alla Cina e dalla droga alle patatine; si parla di videogiochi ma si descrive benissimo la vita quotidiana in ogni ufficio del mondo.
La vicenda è surreale e divertente e si svolge all'interno di un'industria di videogiochi (Canada > Vancouver > Electronic Arts anche se mai citata), seguendo la creazione di un videogioco che passa dallo skateboard per poi vedere l'ingresso di una tartaruga, per poi diventare un gioco fantasy, per poi...
I personaggi sono molti, quasi tutti jpodder con relative famiglie e amici. Ma il personaggio principale è forse l'autore stesso, Douglas Coupland, che interpreta se stesso nel libro e ne manipola le sorti e il gran finale.
Il tono generale del romanzo è ironico, cinico, intriso di neologismi e di scorrettezze politiche, religiose, sociali e legali: trafficanti di droga dall'animo buono, sfruttamento della manodopera cinese vista come unico modo per guadagnare denaro, omosessualità/asessualità/bisessualità ridicolizzate a turni alternati. Per non parlare della famiglia, dei rapporti tra genitori e figli.
Insomma... un gran bel casino!
sabato 6 luglio 2013
Perché andare in libreria? Io non ci vado più...
Ma approfittando della splendida giornata estiva e del primo giorno di saldi che ha riportato per strada molta gente in una Milano estiva già semideserta, ho voluto farmi un giro in una libreria specializzata in libri usati.
Di fronte a intere pareti coperte di libri, salendo e scendendo dalle scale per guardare i titoli fino al decimo ripiano, mi sono reso conto che non avevo nessuna voglia di leggere quello che c'era in esposizione. Sì, un libro l'ho comprato, ma solo perché mi era stato consigliato da un amico - oddio, un amico forse è troppo.
E non è colpa del personale del negozio, che sono sicuro che se l'avessi interpellato mi avrebbe sciorinato decine di titoli interessanti, ma... perché avrei dovuto fidarmi? Un libro occupa 30 ore di vita, non una e mezza come un film o un disco, quindi la scelta va soppesata con attenzione. E oggi non è difficile entrare in contatto con persone con gusti affini o totalmente diversi da cui farsi ispirare, soprattutto al di fuori del negozio. Poi si va su un sito, si clicca e si compra l'(e)libro. Il contenuto è lo stesso. La qualità è la stessa. Volendo, anche l'oggetto è lo stesso.
Un'ora in libreria non aggiunge niente alla mia esperienza di lettore e di Cliente, neanche se all'interno c'è l'aria condizionata, un incontro con l'autore o un bar che serve cappuccini. Quello che conta, e sono parole abusate, è lo scambio di idee con le persone che possono indirizzarmi su un autore, su un titolo o tenermi lontano da trappole innescate dalle case editrici. Solo quando una libreria mi fornirà un punto di ritrovo fisso in cui coltivare un gruppo di lettura potrò pensare di entrarci di nuovo per acquistare.
Anche se poi penso che dovrei andarci fisicamente quando ci sono gli incontri e che spenderei più soldi. No, forse è meglio non promettere nulla. Il gruppo di lettura è ormai online o nei posti che già si frequentano quotidianamente (ufficio, bar, ecc.), che siano formati da amici o meno.
La librerie, intese come negozi in cui si vendono libri e tutto quello che è collegato ad essi, per quel che mi riguarda, non hanno ormai alcun senso di esistere.
sabato 16 marzo 2013
Storia di un corpo: Recensione
Le prime pagine sono fulminanti, ti fanno sentire odore di piccolo capolavoro, di gioiello che terrai spesso a portata di mano per rileggerlo. Subentra poi una certa stanchezza, un'appena accennata ripetitività di temi e espedienti letterari che mette in crisi il lettore e lo costringe ad andare avanti solo per affetto dello scrittore. La seconda parte del testo risorge, sontuosa come un dettaglio che colpisce e stupisce, fino a concludersi in un crescendo di ansia e di compartecipazione.
Questo romando di Pennac, scritto in forma di diario, credo che sarà apprezzato solo da chi qualche anno sulle spalle ce l'ha, cioè è intorno almeno alla boa del mezzo del cammin. Troppo diretta è l'empatia che si crea con il protagonista per non sentirsi coinvolti. E a vent'anni non ci si crede che la vita va davvero così.
I temi affrontati sono messi in fila in maniera spietatamente lucida: nell'infanzia si scopre il proprio corpo, nell'adolescenza i timori e il fascino della condivisione con gli amici, nella giovinezza è tutto un fiorire di esperienze sessuali, la mezza età non lascia quasi traccia (se non ci sono problemi di salute), la vecchiaia è un lungo cammino verso la fine.
Arguto, ironico, osservatore, amante del dettaglio e della frase pungente, Pennac non finisce mai di stupirmi.
domenica 25 novembre 2012
Andrea De Carlo
Con i libri e gli scrittori l'immaginazione è capace di toccare vette assolute: i personaggi, gli ambienti, ma soprattutto lui, l'Autore, quel nome così familiare e così misterioso che occhieggia dalla copertina ogni volta che prendiamo in mano il libro o che resta fisso e immobile sul dorso quando lo riponiamo sullo scaffale.
Poi, com'è successo a me oggi, capita che l'Autore, il preferito, l'unico del quale si vuole comprare un libro non appena lo si vede in libreria senza aspettare l'edizione economica, si trasformi in sangue e ossa in una Coop tra un flacone di detersivo e un cespo di lattuga.
E così ho incontrato, stretto la mano e fatto autografare un libro ad Andrea De Carlo, l'Autore. Un perfetto show man che ha tenuto banco per 20 minuti da solo, vendendo i suoi sguardi e la sua voce ad una cinquantina di Lettori.
Bravo, intelligente, umile e sfrontato. Un vero artista moderno.
giovedì 4 agosto 2011
Harry Potter: ne vale la pena?
lunedì 6 giugno 2011
Autori, aiutateci!
Questo però mette in difficoltà me e coloro che coltivano, per un motivo o per l'altro, la lettura a voce alta.
I vostri libri sono pieni di dialoghi che risulta difficile leggere con intonazione corretta. Perché? Semplice. La stra-grande maggioranza dei dialoghi ha questa forma:
- Come stai? - esclamò Gianni.
- Non avevo previsto questo... - pensò Gianni dubbioso.
- Non è giusto! - urlò Gianni per la disperazione.
Cosa hanno in comune queste tre frasi? Semplice: il verbo che descrive il tono da dare alle parole di Gianni è messo dopo le parole stesse!
Quindi, io lettore, come posso sapere che Come stai? deve essere esclamato? Come posso immaginare che Gianno è dubbioso o disperato?
Insomma, per facilitarci un po' la vita cerchiamo di rendere chiaro fin da subito qual è l'intonazione corretta per la frase del personaggio, altrimenti rischiamo solo di fare un gran casino.
giovedì 4 marzo 2010
Calcio che passione!
martedì 29 dicembre 2009
Paulo Coelho regala 2 libri (e mezzo)
Recensione: Nick Hornby - Come diventare buoni
domenica 15 novembre 2009
La mia impronta nel mondo
Volevo vivere per la felicità di tutti, per scoprire e predicare la verità... [...] E qual è il risultato? Niente! Il risultato è che mi disprezzate! Quindi sono uno stupido, quindi sono un essere inutile, quindi per me è ora! E non ho saputo lasciare nessun ricordo! Non un'orma, una traccia, un'opera, e non ho diffuso nessuna idea!... Non ridete di uno stupido!




