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venerdì 1 aprile 2011

La canzone pop è poesia?

Il titolo è inutilmente pomposo. E la risposta è quasi sempre no. Perché?

Autoradio, traffico milanese, il conduttore lancia il pezzo, la nuova canzone di Giusy Ferreri (che mi piace anche devo dire) e parte "Il mare immenso", molto rocky:

A volte io vorrei arrivare
in cima ai tuoi segnali
per intuire tutti i sensi unici
A volte o quasi sempre
...

Abbasso il volume e inizio a scuotere il capo: ma come a volte o quasi sempre?

mercoledì 16 marzo 2011

Voglio imparare l'arabo

La motivazione sembrerà futile, ma sono una persona curiosa, e quindi dico che vorrei imparare l'arabo (o il cinese) soltanto per capire cosa si dicono tutto il giorno al cellulare questi nostri concittadini acquisiti.

Perché parlate tanto? Con chi parlate? Che cosa vi dite? Quali importantissimi fatti vi comunicate sul tram, in metropolitana, per strada, di notte, di giorno, il lunedì e la domenica? Che cosa vi spinge in maniera così sistematica a scambiarvi idee e messaggi?

Curiosità...

martedì 22 febbraio 2011

Trovare le parole giuste

Oggi, parlando con una persona, ho usato il termine dolore invece di male e acquistare invece di comprare. L'ho trovato strano, quasi patetico, di certo fuori tempo e fuori epoca.

Mi preoccupo troppo?

venerdì 18 febbraio 2011

Scontri internazionali (di parole)

Ho notato (in ritardo?) un'interessante tendenza della lingua italiana usata dai cantautori (in questi casi rappers/hip-hoppers), che prevede la possibilità di far rimare parole di lingue differenti usando la somiglianza dei suoni.

Il primo esempio è di Caparezza, canzone Fuck The Violenza dall'album ?!:
Abbi pazienza
Fuck the violenza
Put your put your hands up
Fuck the violenza
Tanto se meni o se insulti ti ritrovi al punto di partenza
Fuck the violenza
Il secondo esempio è di Fabri Fibra, canzone 3 parole dall'album Controcultura:
Tre parole
Tu dovresti capirmi
Please believe me
I puristi inorridiranno, ma questo dimostra come il rap/hip-hop sia vera musica di frontiera, anche sul fronte linguistico.

giovedì 11 marzo 2010

Non disdegno la parolaccia

Trovo che la parolaccia, o turpiloquio, per dirlo come quelli che ne prendono le distanze, in molti contesti non sia una nota stonata. Tra colleghi in ufficio, tra amici al bar, in un commento a una pagina web: sono molte le situazioni in cui la parolaccia non è fuori luogo. Anzi.

Spesso è un'ulteriore coloritura a disposizione per modulare il discorso, per dargli nuove sfumature, per creare nuove battute che strappano consensi e sorrisi.

Non abusiamone però e caliamole nelle situazioni che crediamo più opportune, perché il rischio è di buttarle sul tavolo fuori luogo. E allora lì si rischia la figuraccia!