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domenica 31 agosto 2014

ChievoVerona - Juventus 0:1

Provo sempre una piccola e diversa emozione alla prima giornata di un Campionato di Serie A: non tanto perché il calcio "mi sia mancato" (è impossibile, visto che praticamente non si ferma mai), ma perché è il momento nel quale vengono azzerate tutte le chiacchiere, le opinioni, le considerazioni del Calcio-Mercato estivo. Si tratta del momento della verità, del momento in cui giocatori che fino a ieri indossavano una maglia e che mai avresti pensato che potessero cambiarla te li ritrovi in campo con le righe verticali invece che orizzontali (nel caso della Juventus, il dissapore nel vedere Allegri sulla panchina bianconera è ancora intatto).

30/08/2014, fischio d'inizio Della Serie A TIM 2014/2015: il Bentegodi di Verona è un campo infame già alla prima giornata, indegno di uno sport professionistico, con zolle che si staccano dal fondo sabbioso con una facilità disarmante. Albertini, Tavecchio, Optì Poba, diritti televisivi milionari e tutte le polemiche estive si schiantano addosso alla superficialità con cui viene affrontato un aspetto tanto importante del gioco del pallone. Tutti rimandati!

Per tifosi, giornalisti e addetti ai lavori l'osservato speciale è senza dubbio Massimiliano Allegri, scrutato e vivisezionato in ogni suo atteggiamento fin dall'inizio del riscaldamento. Dopo le brucianti polemiche estive, subito affievolite dalla tournée asiatica che ha portato i bianconeri dall'altra parte del mondo sottraendoli agli sguardi attenti dei tifosi più accessi, è comunque ben percepibile e pronta ad esplodere la diffidenza verso il livornese. Dimenticare la grinta e il magnetismo di Antonio Conte non sarà semplice, neppure se si otterranno ottimi risultati sportivi (non necessariamente vincere lo Scudetto, ma lottare fino alle ultime giornate e superare il girone di Champions li considererei già un risultato molto buono).
Alcune differenze già notate. Innanzitutto Allegri parla e si infervora più con il suo staff che lo accompagna in panchina che con i giocatori in campo; non lo si vede mai al limite dell'area riservata al tecnico proteso urlante verso i giocatori a portata di voce per incitarli, correggerli, indicargli cosa fare; solo sopracciglia aggrottate per l'insoddisfazione, rughe sulla fronte a testimoniare alcuni passaggi poco graditi; lo stile non è quello del suo predecessore, facciamocene una ragione.
In secondo luogo, considerazione più prettamente tattica, mi è sembrato che una delle caratteristiche del gioco di Conte sia già stata dimenticata. Parlo dell'assurda ma ricercatissima volontà della difesa di uscire palla al piede in qualsiasi situazione, anche la più critica, senza effettuare un rilancio lungo a metà campo. Fino all'anno scorso era da far tremare le vene ai polsi la complicata la manovra difensiva, con Chiellini e Bonucci intenti a scartare gli attaccanti avversari pur di far ripartire l'azione con le spalle rivolte alla propria porta, per mantenere una corretta visione del campo e del piazzamento dei compagni. Nell'esordio di Allegri questo non succede: Buffon ha più volte rilanciato "alla spera in dio" dopo aver ricevuto il retropassaggio da Barzagli o da Ogbonna.

Ma veniamo alle novità e alle conferme del campo.
Dieci/undicesimi della squadra che scende in campo è composta da giocatori della rosa confermati dall'anno scorso. L'unica novità è rappresentata da Kingsley Coman, diciottenne parigino strappato con una delle (ormai) solite manovre di Marotta al PSG, di quelle che quando le fanno le squadre straniere nei nostri vivai le consideriamo un furto legalizzato degno della forca mentre se sono dei nostri dirigenti sono dei grandi colpi lungimiranti. Il ragazzo ha giocato un esordio davvero notevole: solo là davanti, con il solito Tevez che arretra su tutto il fronte offensivo per andare a prendersi i passaggi dei compagni, non si fa intimorire dagli esperti difensori del Chievo. Si propone, lotta sulla palla, ha delle buone intuizioni sulla profondità, dimostra ottima tecnica, indirizza bene il pallone verso la porta. Certo, l'avversario era il Chievo Verona, che ha dimostra ieri di essere una squadra candidata alla retrocessione (oppure che la Juventus è di un altro pianeta, ma ne dubito), però aspettiamo conferme dal parigino con la cresta (un altro!).
Si confermano infaticabili mastini e in già ottima forma Vidal (partito però alla grandissima anche lo scorso anno e poi perso negli ultimi mesi), Lichtsteiner (ormai un'ala di livello internazionale), Tevez (che sinceramente preferirei rimanesse più vicino alla porta) e Pogba (ottima l'intuizione di Massimo Mauro in telecronaca di paragonare le sue movenze a quelle di Van Basten).

La Juventus ha dominato la partita per almeno 80 minuti, con solo una breve flessione verso la metà del secondo tempo, quando Maxi Lopez e Schelotto (che tornava a centrocampo dopo le azioni d'attacco respirando affannosamente piegato sulle ginocchia) sembrava che avessero trovato il bandolo della matassa contro uno smarrito Bonucci. Quasi tutto troppo semplice, con due traverse, un palo e almeno altre 7/8 azioni da rete limpidissime e un autogol a spianare la strada al 6° del primo tempo. Sembrava quasi un'amichevole.
Buona la scelta di Corini dalla panchina gialloblu: mai andare all'attacco disperato, anche a 20 minuti dalla fine il Chievo è stato ben coperto sulla difensiva, abbandonando un po' i suoi attaccanti, ma evitando alla Juve di dilagare in contropiede. Si sperava in un'azione isolata, che c'è stata, con Maxi Lopez scivolato malamente (ma il campo è "suo!") al momento del tiro solo davanti a Buffon. Buona la parata dell'estremo difensore (la si può smettere però di dire che è il "migliore del mondo", visto che non lo è da anni?).

Due note para-tecniche per chiudere.
Le scarpe fluo di tutti (tutti!) i giocatori non si possono vedere: con SkyGo sfrigolano sullo schermo in un'unica macchia di colore indistinto che sembra che i calciatori abbiano delle luci di segnalazione ai piedi. Nike, ripensaci!
Il Chievo Verona mi è sembrato avesse sul retro della maglia, sotto il numero, un secondo sponsor (oltre alla scritta chievoverona): da quando è permesso?

Curiosità: lo stadio di Verona, il Bentegodi, ha la copertura delle tribune rivestita di pannelli solari, l'impianto più grande d'Italia utilizzato da una struttura sportiva (http://portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=22029).

sabato 12 ottobre 2013

I cronisti sportivi (finti) tifosi

Sulla scia di quanto succede da decenni in Sudamerica - per anni ci hanno fatto sentire voci lontane cariche di gioia esagerata dopo un gol di una squadra durante una partita - anche in Italia, grazie a Sky in particolare, si sta affermando il paradigma del telecronista ululante.

La gioia esagerata per il gol, di qualunque delle due squadre in campo, trasforma il professionista della cronaca in un tifoso urlante, che allunga le vocali, che agita la voce così da farcelo immaginare idealmente abbracciato agli ultras della curva d'appartenenza, che naviga nel dizionario dei sinonimi e dei contrari cercando l'aggettivo più desueto.

Questo non va. Non va perché non è credibile tifare per la Sampdoria una domenica, e la successiva tifare Sassuolo, e poi ancora Juventus, e la successiva l'Atalanta. Eppure così sembra andare: gooooooool!

Puoi farlo se ti chiami Carlo Pellegatti, che da almeno 3 decenni ci racconta le (per lui) epiche gesta del Milan in ogni partita giocata, ufficiale o non ufficiale, allenamenti, ritiri, riscaldamenti vari. Lui è credibile. E come lui tutti i cronisti delle reti locali, affezionati e tatuati bardi di bandiere multicolori.

Da un cronista Rai, Mediaset, Sky, mi aspetto serietà, competenza, professionalità, puntualità e anche basta. Per l'entusiasmo tenetevi la Nazionale.

venerdì 2 agosto 2013

Le falle di My Sky

Mio padre ha due forti passioni, la Juventus e la Tv. L'avvento di Sky (HD compreso) è stato per lui una manna dal cielo.

La proposta di My Sky è ancora più rivoluzionaria, ma ieri mattina ha mostrato una falla di non poco conto. Spiego per chi non ci ha mai avuto a che fare.




My Sky prevede il possesso di un decoder con spazio di archiviazione interna grazie al qaule, scorrendo la programmazione dei giorni successivi, è possibile con un click impostare la registrazione del programma desiderato (per chi ama le serie tv, è possibile programmare una registrazione automatica seriale per avere tutte le puntate sul proprio decoder).

L'amichevole estiva Juventus-Everton è finita ai rigori, superando quindi la durata dei tempi regolamentari e quindi la durata nella programmazione prevista. E che ti fa My Sky? Termina la registrazione prima dei calci di rigore, rispettando in maniera encomiabile quanto promesso.

No... no... così non va... ce li guardiamo tutti su YouTube. 


giovedì 4 marzo 2010

Calcio che passione!

Chi non è appassionato di calcio, ma è una considerazione che può valere trasversalmente per tutti coloro che hanno passione per un argomento specifico, non riesce a capire la poesia che il gioco più bello del mondo può regalare. Vediamo se riesco a convincerli.

Riporto un estratto da un libro di racconti sul calcio, Il mio anno preferito a cura di Nick Hornby, e precisamente dal racconto di Chris Pierson dedicato alla stagione del St Alban City 1971/72:

Come ogni altra cosa della vita, le partite che vedevo a St Albans erano spesso prevedibili e a volte tremendamente noiose. Qua e là, però, venivano illuminate da lampi di straordinaria bellezza. In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, fosse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi, ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione. Quante volte può capitare, andando alla piscina comunale, che qualcuno batta il record del mondo? Eppure, per la legge delle probabilità, ogni domenica un pancione bolso che passa le giornate al pub segna un gol splendido quanto quelli dell'inarrivabile Pelé e del possente Bobby Charlton. Può accadere ovunque e se si sa aspettare abbastanza succederà praticamente dappertutto. È questo il bello del calcio: qualche momento sublime, molti episodi ridicoli, e tutto ciò che sta nel mezzo tra i due opposti.